Chi di leak ferisce

Il paladino della trasparenza, l’unico affabulatore (non chiamatelo giornalista, si offende) con la schiena dritta in grado di raccontare i segreti del mondo, il biondo più tenebroso del decennio, lui, Julian Assange, è rimasto vittima della sua stessa ossessione: i leak, le indiscrezioni che diventano la verità. La sua biografia prima autorizzata poi non più autorizzata, poi ancora sì e infine no (il fondatore di Wikileaks è molto volubile) ieri è uscita nelle librerie internazionali, nonostante i tanti tentativi di bloccarla.
23 SET 11
Ultimo aggiornamento: 16:36 | 19 AGO 20
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Il paladino della trasparenza, l’unico affabulatore (non chiamatelo giornalista, si offende) con la schiena dritta in grado di raccontare i segreti del mondo, il biondo più tenebroso del decennio, lui, Julian Assange, è rimasto vittima della sua stessa ossessione: i leak, le indiscrezioni che diventano la verità. La sua biografia prima autorizzata poi non più autorizzata, poi ancora sì e infine no (il fondatore di Wikileaks è molto volubile) ieri è uscita nelle librerie internazionali, nonostante i tanti tentativi di bloccarla. Inizialmente Assange voleva fornire la sua versione dei fatti: la persecuzione delle grandi potenze mondiali dopo le incursioni, le false accuse, le fughe da uno stato all’altro, chiudendo un server qui e aprendone uno là. Le avventure del folletto della disinformazione. Poi si era pentito, e aveva ritrattato. “Lo faccio solo per soldi – aveva detto al Sunday Times – Ho già speso 200 mila dollari in spese legali”.

A leggere le anticipazioni non
c’è nulla di sensazionale, come tutto quello che riguarda Assange, tranne qualche piccola chicca (è sempre così con lui: alimenta titoli di giornali sul nulla, poi quando si va a spulciare tra le righe si scoprono aneddotti divertenti), come questa autodefinizione: “Posso essere un maiale sciovinista, questo sì, ma non uno stupratore”, o come quando racconta che le due ragazze che lo accusano di violenza sono state strumentalizzate, in fondo loro erano solo arrabbiate con lui, per il suo menefreghismo (“non ero un fidanzato affidabile e nemmeno un compagno di letto particolarmente gentile”). Ma la delusione nel vedere le sue parole messe nero su bianco con intenzioni diverse dalle sue è la sintesi perfetta del fenomeno Wikileaks, al netto delle persone innocenti che sono finite in quei cable – definite, con sprezzo, “collaborazionisti” – e che per quei cable hanno perso la vita (nei paesi più pericolosi del mondo ci sono sgherri armati che girano con i cable stampati, a cercare per le case chi ha parlato). Assange definisce Assange, involontariamente: “I fatti che riguardano la pubblicazione del libro da parte dell’editore non hanno nulla a che fare con la libertà d’informazione, hanno a che fare con l’opportunismo e la doppiezza”.